Diciamo basta alla violenza su tutte le donne anche sulle donne con disabilità

Avatar SerenaAila

Poco si parla e si conosce delle donne con disabilità , anche loro sono spesso vittime di violenze tra le mure domestiche e non è un problema marginale.
Poca forza e volontà delle stesse donne che hanno timore di denunciare le loro precarie condizioni. Subiscono una duplice violenza: si colpisce la persona e nel contempo la disabilità. Bisognerebbe fare molto di più per queste donne, dare voce alle loro condizioni e/o situazioni! Vorrei segnalare disagio e malessere che come donna con disabilità provo a sentire quotidianamente notizie di cronaca, dove si evidenza orrore del femminicidio. Sento il bisogno di esprimere la mia solidarietà e sostegno a tutte quelle donne che sono coinvolte, in particolare a donne con disabilità che non riescono a uscire e a emergere da questo orrore, sono emarginate, discriminate e abbandonate a se stesse.
Le Donne con Disabilità, fanno meno notizia e clamore nel campo mediatico..

QUANDO UNA VIOLENZA È SU DONNE con DISABILITÀ

La storia di Maria Paola

Maria Paola ha 27 anni, vive in un centro anti-violenza con altre sette donne, e ha una lieve disfunzione cognitiva. È scappata da un ambiente familiare “non pacifico” e si è ritrovata a convivere con un uomo che amava ma che la violentava “fisicamente e verbalmente”. “Era possessivo, mi ha tolto il cellulare. Ma io pensavo che quelle attenzioni fossero per il mio bene”, confessa. Fino a quando la violenza non è arrivata al culmine: presa per i capelli e trascinata in una piazza, picchiata in ogni modo ha deciso di reagire. “Tentavo di scappare ma mi riprendeva, chiedevo aiuto alle macchine, ma lui faceva finta di niente quando passavano”. Segregata in casa per una settimana, Maria Paola pensava di scappare ma mi riprendeva, chiedevo aiuto alle macchine, ma lui faceva finta di niente quando passavano”. Segregata in casa per una settimana, Maria Paola pensava di morire, “ma mi sono fatta forza e sono fuggita scalza e senza cellulare. Ho denunciato. Adesso sono libera”.

Quando le donne non vengono credute

Ci sono poi le donne che non vengono credute. Quando, ad esempio, la vittima ha problemi intellettivi, cognitivi o psicologici, immediatamente “si pensa che la denuncia e l’espressione dell’abuso siano collegati alla malattia o a una fantasia, ad un bisogno di affetto”. Ed è per questo – complice l’impreparazione e il pregiudizio sulle disabili anche da parte degli addetti ecc. che poi alla fine sono pochi gli abusi che vengono a galla. C’è il caso di una donna stuprata sistematicamente 3 volte al giorno dall’ex compagno della madre..Lo riferiva, ma nessuno la ascoltava. Solo la sua terapista le ha creduto, ha denunciato e fatto scattare le indagini ambientali portando all’arresto dell’uomo.

Tradite dalla persona da cui sono dipendenti

A questo c’è da aggiungere il “fattore dipendenza” perché chi ha una disabilità ha bisogno dell’altro. Una fiducia necessaria che quando viene tradita moltiplica la viltà di un gesto già difficilmente perdonabile.
Emanuela ha una disfunzione motoria, non cammina fin dalla nascita. Era ancora minorenne quando è stata violentata da chi doveva prendersi cura di lei. “Amavo fare ippoterapia, ma quel giorno pioveva. Il sostituto del mio terapista mi ha detto che avremmo fatto una lezione teorica”. Poi ha voluto vedere la sua schiena per farle una tecnica di respirazione, a suo dire. “Camminerai bene”, è stata la promessa……Emanuela non capiva lo stupro che stava subendo, si è fidata di quello che doveva essere il suo terapista e si è rivelato un orco. “Una donna con un impedimento fisico e motorio non può prescindere dall’aiuto di chi le sta di volta in volta attorno”. Questa condizione porta alla dipendenza, e spesso a chiudere gli occhi, a far finta di non vedere, a non agire. Una prigione definita “impotenza appresa”. Non solo. C’è anche la paura di perdere il servizio, i sussidi, le terapie per cui a volte anche i parenti minimizzano i campanelli di allarme. Vi sono donne costrette al matrimonio forzato e anche donne indotte alla prostituzione. Tra le donne con disabilità, esistono percentuali altissime dove si presenta una disabilità cognitiva/intellettiva, altre percentuali con una disabilità fisica, percentuali minori con una disabilità fisica-intellettiva ed altra percentuale con una disabilità psichiatrica.
Occorre un grande sforzo collettivo per abbattere questi muri e trovare il coraggio di esporsi e di proteggere chi in famiglia o alla porta accanto del proprio appartamento subisce quotidianamente violenze non solo fisiche ma anche psicologiche.
Occorre parlarne sempre e non solo una volta all’anno, ma dev’essere un tema dibattuto e affrontato anche tra banchi di scuola, negli oratori e in tutti quei luoghi di aggregazione sociale in cui i giovani sono impegnati, presenti e partecipi.
Occorre fare squadra e nel contempo sensibilizzare. Non bastano slogan, progetti sporadici, ma occorre creare un filo di comunicazione sociale che tenga sempre tutti con la “testa alzata ce non abbassata in segno di sottomissione.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *