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Accanto alla liberta di stampa pretendiamo notizie di qualità

Ieri era la giornata mondiale della libertà di stampa, tema che rispetto profondamente non solo per la mia esperienza in campo giornalistico, ma anche perché sono convinta che ogni paese del mondo debba garantire libertà di pensiero, di parola e di espressione per consentire ai cittadini esprimersi e di conoscere e poi decidere e valutare in modo più consapevole e responsabile.

Propongo però di aggiungere anche una giornata dedicata al diritto da parte dei cittadini di essere correttamente informati…

Il mio riferimento vuole riguardare principalmente i notiziari sulla rete di stato del nostro paese, dove abbiamo la fortuna di essere distanti anni luce dai paesi in cui il diritto di parola è soffocato dalla violenza, ma dove è anche giusto riconoscere che l’offerta dei temi trattati è estremamente ristretta rispetto alla moltitudine di avvenimenti importanti avvenuti a libello mondiale nella stessa giornata. A ciò si aggiunge purtroppo frequentemente anche la mancanza di completezza delle notizie e il loro discutibile ordine di presentazione.

Solo un paio di esempi tratti dai tg di oggi, precisamente dal tg1 delle 13.30: per quanto possa essere curioso sapere che Bill Gates si sia diviso dalla moglie dopo 27 anni di matrimonio mi lascia perplessa che la notizia preceda quella sul grave incidente avvenuto a Città del Mexico dove la caduta di un ponte al passaggio della metropolitana ha causato almeno 23 morti e 70 feriti.

E mi lascia altrettanto delusa ascoltare da giorni una notizia importante come quella dell’emergenza sanitaria da covid in India senza che venga correttamente citata anche la situazione demografica del popoloso stato asiatico. Mi spiego, se il telegiornale italiano mi parla di “ben 3449 morti in una sola giornata”, per diritto di cronaca dovrebbe anche ricordare che l’India ha 1.390.456.911 abitanti (rilevamento al 10.04.2021); ciò significa che, paragonata con i 59.257.566 cittadini dell’Italia, è come se quest’ultima in proporzione avesse avuto 146 vittime, ossia un numero decisamente inferiore a quello reale dei morti da covid nel nostro paese… tradotto… in Italia, proporzionalmente alla popolazione, attualmente c’è una maggiore mortalità da covid rispetto all’India. Ma questo i tg non ce lo stanno dicendo.

Voglio essere chiara: non voglio assolutamente mettere in dubbio il fatto che vi sia una grave crisi umanitaria in India, la mia vuole invece essere una riflessione sulla necessità di completezza dell’informazione che spesso manca e può essere fuorviante.

Altro esempio è quello in cui i notiziari parlano di dati statistici, citando opinioni e preferenze di persone intervistate: peccato che non venga citato il campione di cittadini su cui è stata fatta l’indagine…1, 10, 100 o 1000 persone? Ovvio che più è ampio il campione più è attendibile la notizia, peccato che non vengano comunicati riferimenti in merito.

E ora concedetemi una precisazione anche sulla parola “censura”, usata e abusata in questi giorni dopo la diatriba tra RAI e Fedez a cui però non intendo far riferimento in questo articolo. Ho sentito più volte affermare che la RAI non deve censurare nulla e in nessun caso. Attenzione a questa affermazione generalista: un conto è garantire il diritto di parola e all’informazione, dare spazio a contributi differenti, portatori di punti di vista diversi, un altro conto è invece dire che la RAI debba trasmettere qualunque cosa venga proposta. Essere canale di stato significa anche offrire la garanzia di un servizio, verificandone il contenuto prima che venga trasmesso, ciò affinchè principalmente non contenga falsità, volgarità o contenuti che possano urtare la sensibilità degli spettatori (ad esempio dei bambini).

Ecco quindi cosa dobbiamo pretendere dalla società concessionaria in esclusiva del Servizio Pubblico radiotelevisivo e multimediale in Italia e nel cui statuto sono già riportati chiaramente gli obiettivi che dovrebbe avere l’azienda RAI: “deve garantire, quale servizio di interesse generale, il raggiungimento di obiettivi di pubblica utilità… favorire l’istruzione, la crescita civile, la facoltà di giudizio e di critica, il progresso e la coesione sociale”.

Ricordiamocelo tutti noi utenti, tenuti peraltro al pagamento di un canone annuo per i servizi RAI, e ricordiamolo anche a chi ogni giorno ci propone informazioni incomplete e fuorvianti, lontane dagli obiettivi riportati nello statuto della rete di stato.

Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentire George Orwell

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