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INPS

Messaggio inps n°3960 del 28/10/2020

Riconoscimento del c.d. “incremento al milione” dal compimento del diciottesimo anno di età nei confronti dei soggetti invalidi civili totali, ciechi civili assoluti o sordi titolari di pensione. Presentazione domande telematiche e precisazioni

  1. Premessa

Il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, in attuazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 152 del 23 giugno 2020, ha esteso il diritto alla maggiorazione previsto dalla legge 28 dicembre 2001, n. 448 (c.d. “incremento al milione”), finora spettante ai soggetti con più di sessanta anni, agli invalidi civili totali, ciechi civili assoluti e sordi titolari di pensione o che siano titolari di pensione di inabilità prevista dall’articolo 2 della legge 12 giugno 1984, n. 222, di età compresa tra i diciotto e i sessanta anni.

Con la circolare n. 107 del 23 settembre 2020 sono state fornite le prime indicazioni operative in merito all’attuazione della nuova norma.

Con il presente messaggio si forniscono indicazioni relativamente alle modalità di pagamento dell’incremento nei confronti degli invalidi civili totali, ciechi civili assoluti e sordi.

  1. Riconoscimento d’ufficio della maggiorazione economica

Come indicato nella citata circolare n. 107/2020, agli invalidi civili totali, ciechi assoluti e sordi titolari di pensione, la maggiorazione economica è riconosciuta d’ufficio. Non è quindi necessaria alcuna domanda da parte degli interessati.

L’aumento per gli aventi diritto sarà corrisposto con le mensilità di novembre e dicembre 2020, con le quali saranno messe in pagamento anche le competenze arretrate dovute dal 20 luglio 2020. L’importo spettante, per il 2020, è di 651,51 euro per 13 mensilità, nel rispetto dei limiti di reddito previsti dalla norma (8.469,63 euro per i beneficiari non coniugati e 14.447,42 euro, cumulati con il coniuge, per quelli coniugati).

  1. Domanda di ricostituzione

Se i redditi personali dei soggetti indicati nel paragrafo precedente hanno subito una variazione nel corso del 2020, che incide sul diritto alla maggiorazione, ovvero non sono stati comunicati all’INPS attraverso le previstemodalità, non sarà possibile procedere d’ufficio al riconoscimento della maggiorazione.

In tali casi, l’interessato dovrà quindi presentare una domanda amministrativa di ricostituzione reddituale, utilizzando l’apposito servizio online sul sito www.inps.it, oppure rivolgendosi alla Struttura territoriale di competenza o a un Istituto di patronato regolarmente abilitato a prestare tale servizio di assistenza.

Una volta effettuata la ricostituzione reddituale la Struttura territoriale procederà alla verifica del diritto alla maggiorazione e, in presenza dei prescritti requisiti, al riconoscimento del beneficio.

  1. Importi superiori ai mille euro

Si ricorda che, ai sensi della normativa vigente, le pensioni di importo superiore ai mille euro devono essere accreditate esclusivamente su conto corrente postale o bancario, su libretto postale o su carta prepagata abilitata.

Pertanto, i pensionati che percepiscono la pensione in contanti e che, per effetto della maggiorazione, hanno diritto a un importo mensile complessivo superiore ai mille euro, ove non ne siano già titolari, dovranno dotarsi di un conto corrente bancario o postale, di un libretto postale o di una carta prepagata, identificati dall’apposito codice IBAN, intestato al titolare della prestazione, su cui desiderano che sia accreditata la pensione.

Il relativo IBAN dovrà essere immediatamente comunicato all’INPS, mediante variazione delle modalità di pagamento che potrà essere richiesta direttamente all’ufficio postale o sportello bancario dove è instaurato il rapporto finanziario. Sarà cura dell’Ente pagatore, come da contratto in essere, comunicare la variazione all’INPS tramite il Data Base condiviso.

In alternativa, la comunicazione potrà avvenire utilizzando l’apposito servizio online “Variazione dell’ufficio pagatore per prestazioni pensionistiche” o rivolgendosi ad un intermediario abilitato.

Il Direttore generale vicario

Vincenzo Caridi

SULL’IMPORTANZA DELLE PAROLE

L’ultima in ordine di tempo è l’uscita infelice promossa dalla pagina facebook INPSPERLAFAMIGLIA, che scimmiotta la pagina ufficiale dell’INPS e che potrebbe avere anche una connotazione umoristica ma sceglie di cadere nel becerismo usando la L. 104 al puro scopo di offendere (di solito chi viene considerato meno intelligente rispetto al proprio sé).
Ma senza scomodare una singola pagina, e volendola beneficiare del dubbio che l’amministratore non abbia davvero riflettuto su quanto possono colpire certi termini usati a sproposito chi davvero “beneficia” della L. 104 (un beneficio è qualcosa di positivo, beneficiare della 104 significa invece avere una disabilità, una patologia che presume la non completa autosufficienza, o anche un tumore), basta farsi un giro tra le pagine dei propri contatti. Persone singole, che magari ci vogliono bene davvero e che conoscono la nostra situazione, ma che spesso in un momento di rabbia o piuttosto di frustrazione personale, usano una conquista importante come questa legge (o anche la L.68/99) per colpire chi ritengono stupido.
A volte capita che certi aggettivi vengano usati per ignoranza, si da della troia a chi magari ci sta semplicemente molto molto antipatica quando il termine “troia” è la volgarizzazione di tutt’altro, dell’handicappato a chi per raggiungere un risultato ad esempio lavorativo ci mette il doppio del tempo che ci metteremmo noi.
Non credo invece ci si possa giustificare con l’ignoranza in questo caso. Usare la 104 per dare dello stupido presuppone la conoscenza dell’argomento, sapere che questo tipo di tutela viene concesso a persone per così dire in difficoltà. Forse si può parlare di una limitata conoscenza dell’argomento, dato che di base non serve avere una patologia mentale per ottenerla ma piuttosto il paniere delle possibilità è molto ampio: pensa se un giorno, chi di solito si diverte ad usarla per offendere il prossimo, dovesse fare un frontale in macchina e rimanere paralizzato dalla vita in giù! Passerebbe da uno stato ridanciano di una cosa importante come una legge, a vincere il giorno dopo il diritto all’accompagnatoria. Divertente, no? Oppure se questa persona si ritrovasse a dover accudire un figlio, un parente, affetto da una grave patologia che può comparire all’improvviso, ad esempio un tumore o la SLA. Troverebbe divertente apostrofare il suo affetto con le stesse parole che avrebbe usato fino a qualche giorno prima per colpire qualcuno colpevole solo di essere più ingenuo?
Le parole sono importanti, e non serve essere disabili o ammalati cronici per saperlo. Basta aver avuto dei buoni insegnamenti alle spalle, da tutti a partire dalla famiglia. Ad un certo punto nessuna giustificazione regge, ognuno è responsabile personalmente di quello che fa.
Lungi da me ergermi a santa e pura di cuore, le cazzate scappano a tutti e noi disabili non ne siamo immuni, ma ci sono uscite infelici e ci sono cattiverie usate con consapevolezza.
In tutto questo mi pongo anche una domanda: come poter fermare tutta questa ignoranza emotiva che, ricordiamolo, non coinvolge solo i social. I social sono l’espressione moderna delle chiacchere da bar, e ritorno al punto di prima quando sostengo che ad essere responsabili di ciò che scriviamo e diciamo siamo noi, non proprio i social.
Michela Magaraggia