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News Aila

L’importo sarà di 516€ per la Pensione di invalidità civile e vi deve essere l ‘inabilità al lavoro

Finalmente ciò che aspettavamo!!L’importo sarà di 516€ per la Pensione di invalidità civile e vi deve essere l ‘inabilità al lavoro, diversamente non si avrà diritto all’aumento.

Finalmente ciò che aspettavamo!!L’importo sarà di 516€ per la Pensione di invalidità civile e vi deve essere l ‘inabilità al lavoro, diversamente non si avrà diritto all'aumento.

Posted by AILA ONLUS – Associazione Italiana Lotta Abusi by Ada Orsatti on Wednesday, 24 June 2020

Intervista ad un’insegnante di sostegno


1. Quale formazione specifica è richiesta per poter svolgere la professione d’insegnante di sostegno?Ha fatto dei corsi ad hoc?
Per essere insegnante ci vuole la laurea, ma è sufficiente solo per stare in terza fascia, dunque nel precariato.Se l’obiettivo è essere insegnante di sostegno a tutti gli effetti ed avere una certezza lavorativa ci vuole una specializzazione, io ho  conseguito solo i 24 CFU.
2. Quale relazione educativa istaura con i suoi studenti? Come cura l’interazione con la classe nelle sue lezioni?Piu’inclusione o più discriminazione da parte dei compagni?
Tra me e il disabile instauro una relazione basata sulla fiducia e sull’empatia, sono strumenti fondamentali per incentivare un maggiore apprendimento; la comprensione di chi  abbiamo di fronte è importante per creare un rapporto che ci permette poi indirizzare il lavoro al meglio.Lavoro molto anche sull’ inclusione, di solito creo piccoli gruppi di ragazzi ( a turnazione) per svolgere dei lavoretti per lo più laboratoriali insieme ai disabili che seguo e in genere non vedo discriminazione da parte dei ragazzi normodotati verso il disabile, la granparte di essi dimostrano grande sensibilità ed impegno; c’è poi una piccola parte che dimostra diffidenza o imbarazzo.

3. Si è mai sentita abbandonata dalla scuola? Se si, come ha reagito?Le piace il suo lavoro?Quanta passione ci vuole?
Mi sono sentita abbandonata dalla scuola ma non in queste circostanze avendo svolto anche altri ruoli in cui se ne risente molto di più sul lavoro in cui pesano molti aspetti spesso poco chiari, in ambo i casi il peso maggiore è l’incertezza del futuro e c’è poco che si possa fare verso la scuola in se, purtroppo spesso le decisioni vengono da più in alto; in quanto a docente di sostegno spesso purtroppo devo dire che dai colleghi stessi questa figura viene vista come un ruolo di poco conto ma è un problema che ha a che fare con la non conoscenza del ruolo forse.Questo è certamente un lavoro che mi piace e mi appassiona molto, non sarebbe possibile svolgere questo mestiere senza il piacere di farlo; diventa una vera e propria missione

4. Come ha vissuto la didattica in questo periodo di Covid19? Come l’hanno presa il suo/suoi studenti?
Ovviamente a causa della DaD ci sono state delle difficoltà generali per molti docenti e studenti, speravo durasse meno di quanto stia durando, perché la frequenza e la relazione è fondamentale sia per un’intera classe che per un ragazzo disabile che necessita di un contatto vero e proprio e di esperienze concrete, si denotano, infatti molte regressioni e difficoltà nel gestire la questione, soprattutto a casa da parte delle famiglie che sono un po’ lasciate a se stesse; per quanto ci sia l’impegno del docente durante la DaD non sarà mai la stessa cosa della didattica normale, viene a mancare il rapporto diretto con gli insegnanti, coi compagni, con gli ambienti, vengono a mancare una serie di meccanismi di fondamentale importanza.
5. Dimenticavo, la didattica con lo psicologo si trova bene?come si chiama:didattica individuale? 
La didattica assieme ad uno psicologo è fonte di crescita e conoscenza anche per l’insegnante, personalmente si, mi sono trovata bene. #scuola #insegnantedisostegno #relazione Sara Zanon

  

Applicazione Seeing AI per non vedenti su App Store

Seeing AI è un’app gratuita della Microsoft Corporation che racconta il mondo intorno a te. Progettato per ciechi e ipovedenti, questo progetto di ricerca in corso sfrutta la potenza dell’intelligenza artificiale per aprire il mondo visivo descrivendo persone, testi e oggetti vicini.

Ottimizzata per l’uso con VoiceOver, l’app consente di riconoscere:

• Testo breve: legge un testo non appena appare davanti alla fotocamera.

• Documenti: fornisce una guida audio per acquisire una pagina stampata e riconosce il testo insieme alla formattazione originale.

• Prodotti: esegue la scansione dei codici a barre, usando segnali acustici per guidare l’utente. Se disponibili, è possibile ascoltare il nome e le informazioni sulla confezione (funziona con iPhone 6 e versioni successive).

• Persone: salva i volti delle persone in modo da poterle riconoscere e ottenere una stima della loro età, sesso ed emozioni.

• Scene (anteprima anticipata): consente di ascoltare una descrizione generale della scena acquisita.

• Valute: riconosce le banconote (richiede iOS 11).

• Colore: identifica il colore.

• Luce: genera un segnale acustico corrispondente alla luminosità dell’ambiente circostante.

• Immagini in altre app: basta toccare “Condividi” e “Riconosci con Seeing AI” per descrivere immagini da Mail, Foto, Twitter e altro ancora.

• Esperienza di ricerca foto: descrive le foto sul telefono.

Seeing AI è stata creata per aiutarti a ottenere di più sfruttando la potenza del cloud e dell’intelligenza artificiale. Man mano che la ricerca avanza, è possibile aggiungere più canali.

Clicca qui per scaricarla dal App Store

Guarda le esercitazioni con questa playlist di YouTube: http://aka.ms/SeeingAIPlaylist

Per maggiori dettagli, visita http://SeeingAI.com

Recentemente è stato premiato da American Council of the Blind, American Foundation for the Blind’s Helen Keller Achievement Award, CES Asia, Mobile World Congress, FCC Chairman’s Awards for Advancements in Accessibility e AppleVis Hall of Fame.

Disponibile in 70 paesi tra cui Albania, Argentina, Australia, Bhutan, Brasile, Canada, Egitto, Unione Europea, Ghana, Hong Kong, Islanda, India, Israele, Giamaica, Giappone, Giordania, Kenya, Liberia, Macedonia, Madagascar, Malesia, Messico, Nepal, Nuova Zelanda, Nigeria, Norvegia, Pakistan, Papua Nuova Guinea, Filippine, Russia, Arabia Saudita, Sierra Leone, Singapore, Sudafrica, Corea del Sud, Sri Lanka, Svizzera, Tanzania, Thailandia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, USA, Regno Unito e Zimbabwe. Sarà presto disponibile in altri paesi.

Supportato su iPhone 5C, 5S e versioni successive; prestazioni ottimali con iPhone 6S, SE e modelli successivi.

Per domande, commenti e suggerimenti o richieste di funzionalità, inviare un messaggio di posta elettronica all’indirizzo: seeingai@microsoft.com

SULL’IMPORTANZA DELLE PAROLE

L’ultima in ordine di tempo è l’uscita infelice promossa dalla pagina facebook INPSPERLAFAMIGLIA, che scimmiotta la pagina ufficiale dell’INPS e che potrebbe avere anche una connotazione umoristica ma sceglie di cadere nel becerismo usando la L. 104 al puro scopo di offendere (di solito chi viene considerato meno intelligente rispetto al proprio sé).
Ma senza scomodare una singola pagina, e volendola beneficiare del dubbio che l’amministratore non abbia davvero riflettuto su quanto possono colpire certi termini usati a sproposito chi davvero “beneficia” della L. 104 (un beneficio è qualcosa di positivo, beneficiare della 104 significa invece avere una disabilità, una patologia che presume la non completa autosufficienza, o anche un tumore), basta farsi un giro tra le pagine dei propri contatti. Persone singole, che magari ci vogliono bene davvero e che conoscono la nostra situazione, ma che spesso in un momento di rabbia o piuttosto di frustrazione personale, usano una conquista importante come questa legge (o anche la L.68/99) per colpire chi ritengono stupido.
A volte capita che certi aggettivi vengano usati per ignoranza, si da della troia a chi magari ci sta semplicemente molto molto antipatica quando il termine “troia” è la volgarizzazione di tutt’altro, dell’handicappato a chi per raggiungere un risultato ad esempio lavorativo ci mette il doppio del tempo che ci metteremmo noi.
Non credo invece ci si possa giustificare con l’ignoranza in questo caso. Usare la 104 per dare dello stupido presuppone la conoscenza dell’argomento, sapere che questo tipo di tutela viene concesso a persone per così dire in difficoltà. Forse si può parlare di una limitata conoscenza dell’argomento, dato che di base non serve avere una patologia mentale per ottenerla ma piuttosto il paniere delle possibilità è molto ampio: pensa se un giorno, chi di solito si diverte ad usarla per offendere il prossimo, dovesse fare un frontale in macchina e rimanere paralizzato dalla vita in giù! Passerebbe da uno stato ridanciano di una cosa importante come una legge, a vincere il giorno dopo il diritto all’accompagnatoria. Divertente, no? Oppure se questa persona si ritrovasse a dover accudire un figlio, un parente, affetto da una grave patologia che può comparire all’improvviso, ad esempio un tumore o la SLA. Troverebbe divertente apostrofare il suo affetto con le stesse parole che avrebbe usato fino a qualche giorno prima per colpire qualcuno colpevole solo di essere più ingenuo?
Le parole sono importanti, e non serve essere disabili o ammalati cronici per saperlo. Basta aver avuto dei buoni insegnamenti alle spalle, da tutti a partire dalla famiglia. Ad un certo punto nessuna giustificazione regge, ognuno è responsabile personalmente di quello che fa.
Lungi da me ergermi a santa e pura di cuore, le cazzate scappano a tutti e noi disabili non ne siamo immuni, ma ci sono uscite infelici e ci sono cattiverie usate con consapevolezza.
In tutto questo mi pongo anche una domanda: come poter fermare tutta questa ignoranza emotiva che, ricordiamolo, non coinvolge solo i social. I social sono l’espressione moderna delle chiacchere da bar, e ritorno al punto di prima quando sostengo che ad essere responsabili di ciò che scriviamo e diciamo siamo noi, non proprio i social.
Michela Magaraggia

Il Decreto Rilancio in Gazzetta Ufficiale

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

Documenti

Per saperne di più

La sessualità nella disabilità

Per iniziare questa rubrica in modo trasparente e privo di barriere,corro il rischio di toccare un tabù,ma l’identità sessuale è una cosa seria. Disabilità e diritto alla sessualità nel nostro Paese non trovano quasi mai conciliazione.Qualcuno la chiamera’mera prostituzione,ma senza assistenza il diritto alla sessualità  viene negato, costringendo nei fatti a soluzioni alternative,ai margini del legale,ma soprattutto sofferte per i familiari o per il disabile medesimo.Per ovviare a tutto ciò.Esiste una proposta presentata in Senato. Si chiede una legge per istituire e tutelare la figure dell’assistente sessuale per diversamente abili. Una figura professionale già presente in Svizzera, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Austria. Il disegno di legge si compone di un unico articolo che al comma 1 prevede l’istituzione presso ogni Regione di un elenco di assistenti per la sana sessualità e il benessere psico-fisico delle persone con disabilità mentre al comma 2 definisce i requisiti necessari per essere inseriti nell’elenco suddetto.Altra cosa è il fenomeno del devote.Gli individui che praticano il devotismo vengono chiamati con il termine devotee, e dichiarano un’attrazione sessuale per donne e uomini che possiedono un’handicap fisico o che hanno subito amputazioni di uno o più arti. La componente patologica di questo fenomeno risiede e prende consistenza nel fatto che l’interesse è indirizzato solo verso la parte amputata o l’handicap e raramente verso la persona e le sue qualità umane.Concludo con una frase di Herbert Marcuse:“Questa società cambia tutto ciò che tocca in una  fonte potenziale di progresso e di sfruttamento, di fatica miserabile e di soddisfazione, di libertà e d’oppressione. La sessualità non fa eccezione.”

Sara Zanon

La disabilità… dimenticata


Articolo di Alessio Belleri
L’emergenza nell’emergenza: tanti gli appelli di aiuto delle persone con disabilità cognitive e sensoriali e delle loro famiglie, abbandonate a sé stesse. Parla la presidente di AILA.

“Siamo soli, abbandonati a noi stessi” o ancora “Niente dispositivi di protezione individuale e niente assistenza”, “Più di due mesi lasciati al nostro destino. E cosa succederà adesso con la cosiddetta ‘Fase 2′?”: giusto il tempo, alla fine, di aprire la casella di posta elettronica che questi e altri messaggi cominciano ad arrivare uno dopo l’altro. Sono tanti, tantissimi e così è praticamente ogni giorno. Un vero e proprio grido di allarme e di aiuto, perché, ancora una volta, alle parole non hanno fatto seguito, purtroppo, i fatti. La disabilità… dimenticata, in uno dei momenti più bui e difficili che il nostro Paese sta vivendo (l’emergenza Coronavirus). “Sempre la solita storia – commenta Ada Orsatti, presidente di AILA (Associazione Italia Lotta Abusi) – Si continua a raccontare di abbattere le barriere architettoniche, ma poi rimangono salde quelle mentali. Sapete cosa significa per un bambino, un ragazzo, un adulto ed anche un anziano con disabilità cognitive e sensoriali dover affrontare un momento come quello con il quale conviviamo ormai da settimane? Già è complesso nella normalità, figuriamoci adesso, ancor di più se non può avere il necessario sostegno di cui avrebbe bisogno”. Scuole chiuse, i centri diurni integrati anche, l’assistenza domiciliare che, nella maggior parte dei casi, si è dovuta interrompere e tutto che, inevitabilmente, è ricaduto sulle famiglie che si sono dovute, come si dice, “rimboccare le maniche’, supplendo ad ogni mancanza. “Loro sì che hanno fatto un lavoro straordinario – ribadisce Orsatti – Queste persone, per le varie problematiche che hanno, non possono permettersi di stare fermi con l’attività che quotidianamente svolgono (sia a livello mentale sia fisico). Ogni giorno per ciascuno è un traguardo, un tassello che si aggiunge ad un percorso mirato e preciso di crescita e, allora, bloccare tutto vuol dire perdere molto. Eppure questo, purtroppo, è e sta succedendo. E’ mancato il sostegno che, invece, avrebbe dovuto essere garantito e prioritario”. Ci hanno pensato, appunto, i nuclei familiari a non far sentire queste mancanze, però adesso sono arrivati al limite, allo stremo. “Non ce la fanno più – conclude la presidente di AILA – E le istituzioni (statali e regionali) dove sono? Tante bei proclami, certo, nella concretezza però… Vi farei vedere le mail con richieste di aiuto che ci arrivano, migliaia da quando è cominciata la pandemia: mamme e papà, fratelli o sorelle che sono in grande difficoltà e che si sentono persi, abbandonati a loro stessi, con la rabbia e la delusione per ciò che è stato e con la preoccupazione di cosa potrà essere del proprio caro in ottica della cosiddetta ‘Fase 2’. Non si chiede chissà che. Si vogliono quei diritti che dovrebbero essere garantiti e che, ancora una volta, purtroppo, sono stati messi da parte; le categorie fragili e deboli, insomma, di nuovo lasciate all’abbandono. In tale senso, allora, le proposte che stiamo cercando di portare avanti sono semplici, ma a nostro avviso importanti per provare a ripartire e farlo tenendo in considerazione davvero l’intera popolazione: test sierologici regolari agli operatori dell’assistenza domiciliare, nei centri diurni integrati ed ai familiari stretti degli assistiti, quindi fornitura di mascherine, guanti e dei vari strumenti di protezione individuale, fino, appunto, al sostegno a casa. Con molti genitori o parenti che riprenderanno a lavorare, chi ha disabilità cognitive e sensoriali si ritroverebbe, infatti, da solo e ciò avrebbe conseguenze significative. Non possiamo permetterci che ciascuno perda i risultati raggiunti nel tempo. Ne va del loro presente e del loro futuro”.
https://www.logosnews.it/node/55065

Guanti, mascherine e confezioni di gel disinfettante in dono agli agenti di Polizia Penitenziaria del carcere Casa Circondariale Bassone di Como

Guanti, mascherine e confezioni di gel disinfettante in dono agli agenti di Polizia Penitenziaria del carcere Casa…

Posted by Consiglio regionale della Lombardia on Monday, 27 April 2020

Guanti, mascherine e confezioni di gel disinfettante in dono agli agenti di Polizia Penitenziaria del carcere Casa Circondariale Bassone di Como.
La consegna è avvenuta questa mattina, alla presenza del Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Fermi e del Difensore regionale della Lombardia e Garante regionale dei detenuti Carlo Lio.
I benefattori sono il dottor Guido Dimitri titolare della farmacia di Breccia e Milko Tagliabue comandante della Polizia locale di Montano Lucino, in collaborazione con Ada Orsatti presidente di AILA ONLUS – Associazione Italiana Lotta Abusi by Ada Orsatti

Coronavirus: dispositivi e strumenti di protezione donati alla polizia penitenziaria del Bassone (Co) – Agenzia Nova

Milano, 27 apr 11:36 – (Agenzia Nova) – Guanti, mascherine e confezioni di gel disinfettante in dono alla polizia penitenziaria e al direttore del carcere Bassone di Como. La consegna è avvenuta questa mattina, alla presenza del Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Fermi e del Difensore regionale e Garante regionale dei detenuti Carlo Lio. I benefattori sono il dottor Guido Dimitri titolare della farmacia di Breccia e Milko Tagliabue comandante della Polizia locale di Montano Lucino, in collaborazione con Ada Orsatti presidente di A.I.L.A. “Un gesto importante e significativo che testimonia e conferma la vicinanza e la sensibilità del tessuto sociale lombardo verso le problematiche delle carceri – sottolinea Carlo Lio – ho preso parte con grande piacere all’iniziativa di questa mattina a Como, e auspico che analoghe occasioni possano presentarsi e ripetersi prossimamente anche in altre realtà territoriali lombarde”. “Dopo aver condiviso il progetto con la Presidente Orsatti, abbiamo deciso di donare al carcere Bassone un kit composto da numerose scatole di guanti in lattice che gli agenti di Polizia penitenziaria avranno a disposizione – hanno spiegato i fautori dell’iniziativa –. Inoltre abbiamo consegnato delle confezioni di gel disinfettante nei formati da 5 kg e da 500 ml da utilizzare in ogni luogo del carcere accanto a dieci flaconi da 100 ml da riempire con tale detergente”.

“Per quanto mi riguarda, rispettando una promessa fatta a mia mamma scomparsa lo scorso anno, ho consegnato 690 mascherine omologate e approvate dal Ministero della Salute che dopo un lavaggio in lavatrice con disinfettanti, sono riutilizzabili più volte, fino a 150. Quindi per 5 mesi si potrà garantire la massima protezione per tutti”, ha sottolineato il comandante Tagliabue. Soddisfatta anche la presidente di A.I.L.A. “Sia il dottor Dimitri che il comandante Tagliabue si sono dimostrate persone sensibilissime che in pochissimo tempo mi hanno aiutato a realizzare questo progetto. A loro va il mio grazie e quello di tutti coloro che beneficeranno di questa donazione”. Un ringraziamento finale alle istituzioni e agli imprenditori è stato rivolto dal direttore del Bassone Fabrizio Rinaldi “per il supporto e il sostegno concreto e prezioso al lavoro di prevenzione e tutela che l’istituzione penitenziaria sta svolgendo in questa complicata situazione di emergenza sanitaria”. (Com) © Agenzia Nova – Riproduzione riservata