Benvenuti

Sei il visitatore n°

contatori

Associazione fondata e presieduta da Ada Orsatti 

SEGUICI

         

 GRUPPO 

Ada Orsatti

Presidente Nazionale AILA ONLUS ADA ORSATTI




Come contattarmi:

    

ailaorsatti@virgilio.it


DONAZIONI

Per donazioni ad AILA  Associazione Italiana Lotta Abusi Onlus

Bonifico bancario intestato a : AILA  Associazione Italiana Lotta Abusi Onlus

Iban

IT98P0843051061000000912942


AILA

#aiutiamomatteo

AILA fa un appello a ricercatori e centri di ricerca nazionali per aiutare questo bambino a trovare una cura per la sua sindrome molto rara la “sindrome di ipermanganesemia con distonia di tipo 2”

l’appello della mamma <<Salve, Sono Catizzone Giulia, la mamma di Matteo Scalese nato il 06/09/18 e affetto dalla sindrome di ipermanganesemia con distonia di tipo 2, malattia rara che conta sui 20 casi al mondo. 
Come già saprà dal mio appello che le è arrivato, siamo in cura presso l’ospedale Gaslini di Genova.
Ad oggi Matteo, per provare a contrastare l’accumulo di manganese, effettua una terapia chelante con disodio calcio EDTA, a cadenza settimanale, che ci aiuta ad eliminare una minuscola parte del manganese che si accumula a livello celebrale e provoca il malfunzionamento del sistema muscolare. 
La malattia congenita si sviluppa dalla mutazione del gene SLC39A14, che a quanto ci è stato specificato dalla dottoressa che ci segue, provoca un difetto nel trasportatore del manganese a livello intestinale; questo trasportatore fa uscire dalla cellula intestinale il manganese assorbito e attualmente non è possibile fermare ciò né con una terapia per bocca né con una terapia endovenosa.L’unica terapia di cui ci hanno parlato e che potrebbe essere efficace è una terapia genica specifica per Matteo.
Per avere un quadro completo allego:_ prima dimissione 06.2019 dell’ospedale Gaslini dove trova le specifiche sulla diagnosi della malattia di Matteo;_dimissione  03.2020 e 09.2020 dell’ospedale Gaslini in cui può trovare una prima evoluzione della malattia, le attività intraprese e le risonanze di controllo;_ultima dimissione dall’ospedale di Varese al 06/11/2020 (dove ci appoggiamo esclusivamente per fare la terapia settimanale) dove troverà le ultime evoluzioni e la mutazione genetica specifica della malattia.  Catizzone Giulia. contatti per ulteriori informazioni : ailaorsatti@virgilio.it, ailamalnate@gmail.com, matteos.ipermanganesemia@gmail.com

Testimonianza sfogo di un’atleta e ius soli

Testimonianza sfogo di un’atleta e #IusSoli

“Ho sempre sperato di poter indossare la maglia azzurra e per quella avrei dato veramente tutto.
Sono in Italia dall’età di 7 anni (quindi da ben 16anni!) e sin da piccola sono sempre stata una ragazza molto determinata, con lo studio come nell’atletica, ho sempre impostato la mia vita su piccoli grandi obiettivi da raggiungere.
Ho fatto tutti i miei studi qui, frequento l’ultimo anno di università della facoltà di comunicazione, innovazione e multimedialità di Pavia, parlo perfettamente italiano e in atletica grazie ai miei sforzi, nel mio piccolo, ho vinto 5 titoli di campionessa italiana e molti di campionessa regionale assoluta, l’ultimo 1 mese fa…
Questo piccolo sfogo perché!? Vi starete chiedendo…
Succede che in Italia, più precisamente a Perugia il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza ha riscontrato diverse irregolarità sull’esame di certificazione della lingua italiana (al fine dell’ottenimento della cittadinanza italiana) sostenuto dal calciatore Luis #Suarez: gli argomenti oggetto della prova d’esame sarebbero stati concordati preventivamente con il calciatore. Nonostante sia stata riscontrata una conoscenza solo elementare della lingua. Anche il voto finale sarebbe stato comunicato in anticipo al candidato.
Questo é davvero troppo! Ci sono extracomunitari di serie A (in tutti i sensi) ed extracomunitari di serie B, o meglio, c’è chi guadagna 10milioni a stagione quindi “non glieli puoi far saltare perché non ha il B1″, e ci sono tanti giovani che come me hanno passato la più parte della loro vita qui, studiano o lavorano ma sono fantasmi per lo stato.
Nonostante tutto credo in questo paese, credo nella giustizia e spero che un giorno qualcuno dall’alto si metterà la mano sulla coscienza e penserà anche ai diritti negati ai noi, italiani di seconda generazione senza cittadinanza italiana”.

Danielle Frederique Madam

Referendum

Spesso si dice : “decidono sempre loro “ be oggi abbiamo ancora la possibilità di scegliere noi come ogni volta che…

Posted by AILA ONLUS – Associazione Italiana Lotta Abusi by Ada Orsatti on Monday, 21 September 2020

Spesso si dice : “decidono sempre loro “ be oggi abbiamo ancora la possibilità di scegliere noi come ogni volta che siamo chiamati ad esprimere il nostro voto . Quindi dopo una attenta analisi andiamo a votare con consapevolezza . Faccio un grande in bocca al lupo a tutti i candidati dei vari Comuni che oggi andranno al voto . Conosco la tensione di queste ore, conosco l’impegno di questi mesi , le paure , i nervi a fior di pelle . A tutti voi dico che l’importante è aver provato a farsi conoscere e a far conoscere i vostri progetti con tutta la passione che avete in corpo, qualsiasi sia la scelta dei cittadini da domani si ricomincerà a lavorare per le vostre città nel rispetto , nell’impegno e nella voglia di costruire un futuro migliore . Bellissimo entrare nella sezione 2 presso la scuola primaria ad Albiolo e trovare il Presidente @Claudio Bertoldo insieme ad @alemattiroli e Claudia, rappresentanti gentilissimi che ti fanno sentire subito a tuo agio..Fate ancora in tempo, andate a votare, è importantissimo, un nostro diritto, l’articolo 48 della Costituzione italiana sancisce il diritto di voto. Io l’ho fatto e tu?

Il Papa e i genitori lgbt+

Papa Francesco alla fine dell’Udienza generale ha incontrato in piazza San Pietro una delegazione di 42 genitori credenti lgbt+ e ha affermato:”Certo, il Signore li ama così come sono, perché sono tutti figli di #Dio. E anche la #Chiesa li deve amare così come sono”.


Succede in Vaticano, componenti della “Tenda di Gionata” hanno donato al pontefice un libretto che  raccoglie in 36 pagine «le testimonianze di genitori cristiani alle prese con la scoperta dell’omosessualità dei loro figli» e una t-shirt rainbow(con tanto di cuore dai colori arcobaleno e pericope impressa di 1Gv 4, 18: «Nell’amore non c’è timore»). 

Alla vicepresidente della Tenda di Gionata, che gli aveva poco prima spiegato le finalità dell’associazione con l’auspicio che «la Chiesa possa cambiare lo sguardo verso i nostri figli, non escludendoli più ma accogliendoli in pieno.


Bergoglio ha così replicato: «Certo, il Signore li ama così come sono, perché sono tutti figli di Dio. E anche la Chiesa li deve amare così come sono».


Ci sono muri contro i quali la Chiesa si scontra tutt’oggi e che la rendono anacronistica.
Ma se le domande, come quelle di questi genitori, aiutano a conoscere e quindi a crescere, le risposte sbagliate possono creare gravi danni.

 La risposta del pontefice invece è stata esemplare. Viene da aggiungere: finalmente nessuna malattia da curare, solamente amore da vivere.

L’amore è il vero motore immobile del mondo!

Circolare sulla sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro per il contenimento del rischio di contagio da Coronavirus , chi sono i lavoratori fragili?

Il 4 settembre è stata pubblicata dal Ministero del Lavoro e dal Ministero della Salute una circolare congiunta sulla sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro per il contenimento del rischio di contagio da Covid, in particolare chiarendo chi sono i lavoratori fragili, ovvero a maggior rischio.

La circolare stabilisce innanzitutto che, in relazione al rischio di contagiarsi da Coronavirus, i lavoratori e le lavoratrici devono poter richiedere al datore di lavoro adeguate misure di sorveglianza sanitaria in presenza di patologie con scarso compenso clinico come malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche, con documentazione medica attestante la relativa patologia.

CHI SONO I LAVORATORI FRAGILI
La circolare fa quindi chiarezza su chi sono considerati lavoratori fragili, anche in vista della riapertura delle scuole, e quindi sul ritorno in aula anche degli insegnanti: categoria dall’età media alta nel nostro Paese.
La circolare segnala che per stabilire gli elementi di maggiore o minore“rischio” ci si è basati sui dati epidemiologici, che hanno mostrato come la maggiore fragilità si sia registrata certamente nelle fasce di età più elevata di popolazione, ma soprattutto se in presenza di alcune malattie cronico degenerative, che possono contribuire ad aggravare l’esito dell’eventuale patologia in caso di infezione.
Dalle analisi dei dati prodotti dal sistema di sorveglianza epidemiologica sui pazienti deceduti, i dati hanno dimostrato che:

  • il rischio di contagio da Covid-19 non è molto differente nelle diverse fasce di età lavorativa
  • il 96% dei deceduti presentavano una comorbilità. Nello specifico: il 13,9% aveva una patologia, il 20,4% due patologie, il 61,8% tre o più patologie.
    -le patologie più frequenti erano malattie cronico degenerative a carico degli apparati cardiovascolare, respiratorio, renale e da malattie dismetaboliche. In presenza di queste patologie, nelle fasce di maggiore età dei lavoratori si è visto un andamento crescente della mortalità
  • altre comorbilità di rilievo riscontrate sono quelle a carico del sistema immunitario ed oncologiche, non necessariamente correlabili all’età.

NON BASTA L’ELEMENTO DELL’ETÀ
Da questi dati si evince che il solo dato dell’età non costituisce elemento sufficiente per definire uno stato di fragilità nelle fasce di età lavorative. La circolare sottolinea che non c’è alcun automatismo tra le caratteristiche anagrafiche e di salute del lavoratore e la eventuale condizione di fragilità: tale “maggiore fargilità” nelle fasce più elevate va intesa congiuntamente alla presenza di comorbilità che possono integrare una condizione di maggior rischio.
L’elemento dell’età era stato in particolare messo in luce in questi giorni di ritorno in aula, relativamente alla categorie degli insegnanti: in Italia i docenti hanno una media d’età molto alta. Stando quindi a queste precisazioni, non potranno essere definiti categorie di lavoratori fragili esclusivamente per l’elemento anagrafico.

VISITA PER LA CONDIZIONE DI FRAGILITÀ
E’ riconosciuto il diritto, ai lavoratori e alle lavoratrici, di poter richiedere al datore di lavoro l’attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria, in ragione dell’esposizione al rischio da Covid-19, in presenza di patologie con scarso compenso clinico (es. malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche). Le eventuali richieste vanno presentate con opportuna documentazione medica, relativa alla patologia diagnosticata, a supporto della valutazione del medico competente che deve essere nominato dal datore di lavoro. Nel caso in cui non sia presente il medico per la sorveglianza sanitaria (es nelle scuole), il datore può mandare il lavoratore a visita presso:

  • l’INAIL
  • Le ASL
  • I dipartimenti di medicina legale e di medicina del lavoro delle Università

IL GIUDIZIO MEDICO LEGALE
Per poter effettuare una valutazione della eventuale condizione di fragilità del lavoratore, il datore dovrà fornire al medico incaricato una dettagliata descrizione della mansione svolta dal lavoratore e della sua postazione, oltre alle misure adottate per ridurre il rischio da SARS-CoV-2, in attuazione del Protocollo condiviso del 24 aprile 2020.
L’esito della valutazione potrà essere di idoneità, fornendo indicazioni per soluzioni maggiormente cautelative della salute del lavoratore, o di inidoneità, solo nei casi in cui non siano possibili soluzioni alternative.
Si potrà ripetere periodicamente la visita, anche alla luce dell’andamento epidemiologico e dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche in termini di prevenzione, diagnosi e cura.

https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/normative/Documents/2020/Circolare-n-13-del-04092020-lavoratori-fragili-SARS-CoV-2.pdf

Un prete eroe

Don Roberto Malgesini è morto per mano di un uomo che cercava d’aiutare, un tunisino con turbe psichiche abituato a vivere per strada, senza fissa dimora.

La stessa strada dove il sacerdote distribuiva colazioni ai senzatetto e agli emarginati.
Ultimo fra gli ultimi, ha dato se stesso con i gesti del quotidiano, spezzando il pane per gli altri.

Per questo usare la morte di don Roberto come argomento di propaganda è riprovevole, ingiusto e malsano.

Non c’entrano il razzismo o i malumori di pancia, legati alle generalità dell’assassino, facile cavalcare l’onda del risentimento.

Quest’uomo, questo prete ha dato la vita per un ideale più grande che non è solo un’idea d’integrazione possibile, ma è nei fatti la realizzazione di un credo profondo, merita non solo stima, ma rispetto nella memoria.