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Consiglio Direttivo

Ada Orsatti       Presidente

Serena Lanzoni           Vice Presidente

Filippo Capestrano       Consigliere     

Romina Magrin         Consigliere

Maria Calogera Schillaci   Consigliere

Antonella Scoca            Consigliere

Sergio Lanzoni            Consigliere

Sara Zanon

E donna sia…

Oggi si festeggia la giornata internazionale dei diritti della donna, sia per ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche, sia per non dimenticare soprusi e discriminazioni che ancora oggi avvengono nel mondo.

L’emancipazione femminile ha rappresentato, negli ultimi secoli, la ricerca di un’uguaglianza formale e sostanziale tra la donna e l’uomo, in molte realtà la disparità di genere rimane, pensiamo ad esempio ai salari a parità di prestazioni.

Fino a poco più di un secolo fa, in Italia e in molti altri regimi liberali, ai cittadini di sesso femminile non era consentito votare, le donne sposate non erano libere di disporre del denaro che guadagnavano con il proprio lavoro e non potevano promuovere un’azione legale.

Da oltre un secolo l’8 marzo è un giorno speciale per le donne motivo di riflessione, di coesione e di festa.

Le origini della festa della donna vengono tradizionalmente legate all’incendio di una fabbrica di camicie Cotton avvenuto nel 1908 a New York, durante il quale persero la vita moltissime operaie. Leggenda narra che accanto alla fabbrica andata in fiamme ci fosse proprio un albero di mimose: questo il motivo per cui la pianta è stata poi scelta come simbolo ufficiale della festa dedicata alle donne.

In Italia, sono state le femministe ex-partigiane Rita Montagna e Teresa Mattei ad averle regalate per prime alla Festa della donna, anche se già secoli e secoli prima gli Indiani d’America avevano dato dei profondi significati simbolici all’iconico fiore giallo. 

Sara Zanon

Pace nucleare non piu deterrente


La politica internazionale ha sbagliato nell’illudersi che potesse esistere una “pace nucleare”. Per la prima volta nella storia dell’umanità il fatto che una potenza dotata d’armamenti nucleari attacchi uno stato europeo, provocando la possibile reazione, anche bellica, di altre potenze nucleari, è possibile e non solo frutto di fantasie catastrofiche.

È guerra alle porte d’Europa, è guerra in Ucraina. La Russia che era addirittura a un passo dall’entrare nella Nato, ha invece invaso uno stato sovrano e minaccia lo stesso. Che cosa è successo? Come mai questa escalation di sangue?! La storia come sempre ha corso più veloce degli eventi. E Putin ha ripescato lo Zar e ha criticato Lenin e Stalin, colpevoli di aver ceduto troppa autonomia all’Ucraina. Lo stesso Putin ha parlato poi di ritorsioni in caso di reazione da parte della Nato: “Siamo pronti a tutto. Per tutti coloro che dall’esterno cercheranno di interferire: la risposta della Russia porterà a conseguenze che non avete mai sperimentato”. Non sappiamo quando questa guerra finirà e quante vittime farà. Per il momento siamo al fianco di un dottore italiano rimasto insieme a 25 bambini malati di tumore. Una testimonianza d’eroismo in un oceano di follia e disperazione.

Sara Zanon

Sofìa Jirau, la prima modella di Victoria’s Secret con la sindrome di Down

Portoricana, 24 anni, è una delle 18 nuove testimonial di «Love Cloud», una nuova linea della celebre griffe di lingerie, nel segno dell’inclusività. «Ci ho lavorato e il sogno si è avverato».

Modella e al tempo stesso potenziale vittima di body shaming: le top sono soggette ad ammirazione e a volte a sentimenti di sana invidia per la loro fisicità, nonché oggetto di critiche feroci per il loro aspetto fisico.

La bellezza che sa guardare a sé stessa e agli altri divide.

Per molti la bellezza è una vera e propria ossessione, per altri lo è la moda che però veicola messaggi più o meno vincolanti, più o meno positivi.

Al di là delle considerazioni su ciò che è bello (i canoni variano di secolo in secolo, se non quando di anno in anno, di stagione in stagione) e ciò che potrebbe anche non esserlo, la storia di questa modella: fa riflettere .

Sara Zanon

Giustizia terrena

La querela dei familiari delle vittime di Covid che avevano i loro cari nelle tristemente note bare sui camion di Bergamo in una notte di marzo del 2020, nei confronti del giornalista di “Libero” Tommaso Montesano, e’stata collettiva. L’indignazione unanime da parte del sindaco Gori e dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.

L’attacco alla memoria era stato scritto dallo stesso Montesano in un tweet negazionista nel quale si affermava che le bare erano “un depistaggio come le Br”.

L’atto giuridico contro tale affermazione è stato formulato per”vilipendio contro la pietà dei defunti” e “diffamazione aggravata” per quello
che viene definito “un altro pezzo di dignità tolta ai famliliari delle vittime”.

Quei corpi metaforicamente accatastati come pire da bruciare, prive della dignità della sepoltura e di quella “corrispondenza d’amorosi sensi” di foscoliana memoria, ci hanno nuovamente risuonato, chiedendoci giustizia anche oltre la morte .

Prerogativa di ogni giudice è far scendere la legge nata nel diritto. Questo è nobile oltre che assoluta necessità. Questo senza implicare in alcun modo che la legge umana non vada applicata. Quello resta imprescindibile.
È la danza delle responsabilità a cui nessuno sfugge e a cui ciascuno risponde. Sono azione e conseguenza.

Sara Zanon

🏆IN PIEDI SIGNORI DAVANTI AD UNA DONNA!🏳️‍🌈

🧿La violenza sulle donne o nel termine più spesso usato di “ violenza di genere ” è una piaga sociale, difficile da estirpare, soprattutto per i retaggi socio-culturali che sono universalizzati.

💄Ricerche dimostrano come tale fenomeno sia endemico, presente, pertanto, in egual maniera nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. 

💋Secondo i dati ONU la pandemia da corona-virus e le conseguenti misure di restrizione anti-contagio hanno comportato per molte donne, già vittime di violenza domestica, un accentuarsi dei sintomi del problema: lo stress della quarantena, la perdita del lavoro, la convivenza coatta. 

❓Quali norme tutelano e quali sono le linee guida?

❗️La Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne approvata dall’Onu nel 1993 all’art.1 ben descrive tutto ciò e lo contrasta ab origine: “ Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata” 

‼️La Convenzione europea detta di Istanbul contro la violenza sulle donne ha lo scopo di prevenire la violenza, favorire la protezione delle vittime ed impedire l’impunità dei colpevoli, anche se ultimamente alcuni Stati hanno preso le distanze dal trattato considerandolo “ ideologico” (Polonia,Turchia).

😱La vita di chi subisce violenza è fatta di due sentimenti. In primo luogo, c’è la paura: paura di incontrare il tuo persecutore, paura di cosa ti potrebbe fare, paura di fare cose normalissime. Poi c’è la non-paura. Non è tranquillità, è assenza di paura, è una condizione dell’animo che non si può capire.

🏳️‍🌈Cito una poesia attribuita a Wiliam Shakespeare, ma di autore sconosciuto, forse italiano: 

“ Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi Signori, davanti a una Donna! ”

 di Sara Zanon

La felicità è un diritto

La felicità è un diritto universale?

Per gli antichi greci era felice una persona fortunata, «posseduta da un buon genio»; per i romani la felicità significava salute, prosperità e fecondità. Epicuro ne fece il fondamento del suo pensiero filosofico e l’archetipo della sua famosa lettera.
Nella nostra costituzione non si parla esplicitamente di diritto alla felicità, ma di rimozione degli ostacoli(art.3).
La Dichiarazione d’indipendenza americana, invece, lo riconosce a tutti gli uomini in modo diretto. La questione è che la felicità, come pienezza assoluta appare, come una situazione molto transitoria, aleatoria, episodica e di breve durata. Inoltre l’idea di felicità ci fa pensare sempre alla nostra felicità personale, raramente a quella del genere umano, e anzi siamo indotti sovente a preoccuparci pochissimo della felicità degli altri per perseguire la nostra.
Il diritto è per l’ottenimento di una felicità individuale o di una collettiva?
È che, forse, la dichiarazione d’indipendenza avrebbe dovuto dire che a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto-dovere di ridurre la quota d’infelicità nel mondo. A noi italiani riscriverla in modo più concreto, realistico, efficace!

#diritto #felicita’
di Sara Zanon

Come glielo spieghi ad un bambino che e’nato dalla parte sbagliata del mare?

IMMIGRAZIONE CHE FARE?

L’Italia fatica a capire che affrontare il tema dell’integrazione o dell’interazione culturale è decisivo per mantenere la coesione sociale.

Nel processo di integrazione non solo chi emigra sente la propria identità messa in pericolo, ma anche la comunità che ospita, pur se in misura diversa, può sentirsi minacciata nell’identità culturale, nella purezza della lingua e nelle proprie convinzioni. 

Le politiche di immigrazione potranno dunque subire importanti trasformazioni nel prossimo futuro, in direzione di una maggiore selettività e qualificazione dei migranti ammessi nel nostro paese.

Si pensi all’evolversi del dibattito e delle proposte intorno all’estensione agli immigrati regolari del diritto di voto. 

Chi non ha la cittadinanza formale, infatti, come molti immigrati, spesso non ha diritti politici (se in alcuni Stati europei può votare alle elezioni locali, non può farlo quasi mai in quelle nazionali).

In Italia si vive il paradosso per cui persone discendenti da cittadini italiani che hanno perso ogni contatto con l’Italia sono ammesse a esercitare il diritto di voto alle elezioni, mentre stranieri che contribuiscono al sistema previdenziale e fiscale italiano sono esclusi dalle consultazioni elettorali.

Esiste l’illusione che norme che escludono dal godimento di diritti possono anche svolgere una funzione di “freno”se non di “blocco”dell’immigrazione.

I flussi migratori continuano e continueranno  

La relazione tra flussi di immigrazione, che generano un aumento dell’offerta di lavoro (e della partecipazione nel mercato del lavoro), e crescita economica del paese di destinazione è stato ampiamente analizzato dalla teoria economica. I modelli teorici sviluppati vanno da modelli statici di tipo neo-classico (che si concentrano principalmente sugli effetti di breve periodo) a modelli neo- classici di crescita, fino a modelli di crescita endogena.

L’Italia cresce economicamente? Quali sono le conseguenze di fenomeni migratori internazionali?

Da più di vent’anni l’Italia si confronta con il fenomeno delle migrazioni internazionali, ma è soprattutto nell’ultimo biennio che la nostra penisola è diventata, tra i Paesi europei, il luogo di primo approdo per tante persone che fuggono dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla carestia.

L’analisi dei costi e benefici, o più precisamente del rapporto tra entrate e uscite del bilancio pubblico legate all’immigrazione è di per se’positiva.

Quale potenziale, anche tecnologico, è in atto con l’immigrazione?

È vero però che gli strumenti digitali possono aiutare quelle centinaia di migliaia di persone impegnate nel tentativo di riscrivere il proprio futuro: l’istruzione.  

Uno dei progetti più validi ha introdotto con successo l’uso integrato delle nuove tecnologie nei programmi di alfabetizzazione per cittadini stranieri: un hub formativo digitale, dove studenti italiani si fanno volontari per insegnare agli stranieri l’uso del computer, di internet, nonché lingua e cultura italiane.

Anche il potenziale innovativo e di sviluppo legato all’imprenditoria nata dall’immigrazione è spesso sottovalutato, ma molto importante per il nostro welfare.

Considerazioni storiche sui pericoli della propaganda

Rischiamo di perdere le libertà

Noi apprezziamo l’aria e la luce, finché le abbiamo. Per comprenderne l’intrinseco valore bisogna però averle perdute. Ma il giorno in cui le libertà vengono perdute, non si riacquistano facilmente.

La manipolazione di massa e l’assenza di libertà sono tematiche ricorrenti, anche in prossimità di eventi mondiali catastrofici e al riemergere di temi nazionalistici o razziali che parevano ormai accantonati dalla Storia.

Nel secolo scorso decadimento politico e morale hanno prodotto i totalitarismi (fascismo, nazismo e comunismo) che non sono altro che la forma moderna della reazione anti-capitalistica del popolo affranto, dove la borghesia scompare tra i rivoli del mercato “globale” e i populismi dilagano sulle ceneri della crisi.

La crisi economica attuale ricorda da vicino la situazione del 1929 caratterizzata dalla grande crisi economico-finanziaria che iniziò negli Stati Uniti e coinvolse il mondo, così come la pandemia del Covid -19 ricorda l’epidemia detta “influenza spagnola” che ieri come oggi mise l’umanità in ginocchio.

Giambattista Vico parlava di cicli e ricicli della Storia, così la situazione politica italiana produce soggetti “pericolosi”come Adinolfi e Fusaro che ricordano la propaganda di Goebbles e la conseguenziale “banalità del male” della Arendt.

La narrazione di Adinolfi non andrebbe sottovalutata:“Il preservativo non funziona”, “Hitler almeno i disabili li eliminava gratis”, “due padri gay sono un abominio criminale”!
Il rischio è quello di creare un’aura cabarettistica o del folklore, dove questi non ci sono affatto, ma mascherano un disegno ben più complesso.

Adinolfi, fondatore e presidente del Popolo della Famiglia ha promosso una vera e propria crociata con annessa caccia alle streghe:una propaganda che ricorda il nazismo, ma molto altro più in là.

Il nazional-patriottico che cita il Padrino e ammazza un ragazzino indifeso, la falange negazionista o complottista che scende in piazza contro le mascherine e vede il nemico ovunque, quella religioso integralista di Adinolfi, non possono essere viste come un fenomeno transeunte: ciascuna di esse crea una nuova religione e fede, non si limita, come analogamente succedeva nella Germania di Hitler, a penetrare nel subconscio, ma si spinge più a fondo, fino a divenire tutto un nuovo modo di esistere.

Nella Germania di quegli anni permaneva una profonda insicurezza, che spingeva a vedere uomini innocenti, come nemici mortali da eliminare ad ogni costo:soluzione finale!

Le radici di Auschwitz non stanno forse in un passato che non voleva passare? La crisi del ‘29 e la pace di Versailles che vide il popolo tedesco sottomesso agli altri Stati vincitori della prima guerra mondiale non sono le cause del regime? La propaganda che ruolo ha avuto in tutto questo?
Come ha funzionato la propaganda di Goebbles e soprattutto quali analogie si riescono a scorgere con l’attualità descritta poc’anzi?

Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici di atteggiamenti primitivi. Parlando agli istinti
più reconditi.

La propaganda di Goebbles, uomo colto, intelligente, freddo, uno dei più importanti gerarchi nazisti prevede 11 punti, attualissimi per le destre negazioniste e complottiste, tra i quali l’identificazione dell’avversario con il nemico, unico responsabile di tutti i mali, sia esso gay, ebreo o disabile che dir si voglia.

Propaganda anche intesa come il trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave, dissimulando le notizie che favoriscono l’avversario.
Questo implica che la capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

Per questo agevola, il costruire argomenti fittizi (fake news) a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

La cosa peggiore è che nel nostro contesto sociale in cui questo genere di propaganda dilaga non abbiamo nessuna ideologia politica. Nessuna ideologia. Nessuna idea degna di questo nome.

Solo ignoranza, parodossalmente sono più rigidi, meno “comprensivi”, meno “umani” dei totalitarismi, ci ritroviamo con una destra becera e rampante forte con i deboli e servile con i forti, i cui modelli e costumi arroganti sono ben interpretati da persone come i già citati Adinolfi o Fusaro.

Secondo Benedetto Croce “il più onesto uomo del mondo contiene in se’ la possibilità della disonestà e del male.”
Figuriamoci se lo si incita all’odio e alla violenza, la banalità del male come ci insegna la Arendt è dietro l’angolo:“né perverso, né sadico”, ma“spaventosamente normale”.

L’agire solo per “incoscienza”, per un distacco dalla realtà malvagia dei propri atti incitato da un sistema corrotto, da leader portatori di odio, andando come fanno gli inetti “dove tira il vento”.

Nel racconto di Arendt, Eichmann ricorda il protagonista de Lo straniero (1942) di Albert Camus, che uccide un uomo per caso ma poi non prova alcun rimorso. Non c’è un’intenzione particolare nel suo gesto o un’ovvia motivazione malvagia; “è successo e basta.”

Capite dunque che i rischi sono elevati, anche che vi sia un ulteriore conflitto mondiale, magari sto ragionando in termini catastrofici, ma la possibilità seppur remota esiste, prestiamo tutti attenzione!

propaganda #negazionismo #Storia

Uomo- animale amore ancestrale

Muore gorilla tra le braccia del custode. Emozione e commozione nell’ancestrale rapporto uomo-animale

È scomparsa a Ndakasi nell’est del Congo, lo scorso 26 settembre, la #gorilla di montagna famosa per essere stata immortalata in un”selfie”14 anni fa.

La notizia divulgata solo questa settimana tramite Facebook è stata così diramata dai responsabili del Parco in cui lavora l’amato custode e amico:

«È con profonda tristezza che Virunga annuncia la morte dell’amata gorilla di montagna, curata dal Centro Senkwekwe del Parco per più di un decennio. Se ne è andata tra le braccia amorevoli del suo custode e amico di sempre, André Bauma».

Si rinnova qui il legame indissolubile tra uomo e animale.

È possibile stabilire un confine tra uomo e #animale? Che cosa significa essere un essere umano? Cosa ci distingue dall’animale? Cosa ci rende propriamente uomini?

Animal rationale oppure zoon logon echon: da Aristotele a Rousseau, la storia della filosofia occidentale situa la differenza tra uomo e animale in un confine ritenuto inviolabile, al cui superamento l’animale non ha accesso. La porta è sbarrata dal logos.

Ma i sentimenti? Le #emozioni che ci trasmettono e che noi trasmettiamo loro?

È questo sentire che ci accomuna all’animale
e ci fa provare dolore quando se ne va per sempre o tenerezza quando ci relazioniamo, per esempio, ad un animale domestico.

Non a caso è a partire da #Bentham e dalla sua sfida a chiedere non se gli animali pensino o parlino, ma se soffrano come noi, ossia se possano non potere, se possano paradossalmente essere impotenti nella loro vulnerabile passività che condividono con la nostra finitezza e se perciò meritino compassione, si snoda una riflessione che indaga in realtà una diversa genesi del pensiero.

Riflettiamo, ma soprattutto sentiamo.

Sincerità


Le anime sensibili hanno bisogno di silenzio

per lasciarsi andare a scambi 

autentici e profondi. 

Tra le braccia fedeli ed 

immobili di un tempo amico,

datemi uno spirito nuovo: 

“Come ti chiami?”, non rammento tanta obbedienza al destino. 

Una ridondanza di sentimenti, fu un duello fra ciechi, m’accorgo ora. Una combattuta innocenza che ci faceva sorridere gli occhi 

per un balenio.

La vita ama i segreti che si sussurrano all’orecchio. Un bunker in abbandono retto contro l’invasione di colpe inesistenti, quanta fatica per potermele perdonare dopo un istante, una ad una.